Botte da trattamento e diserbo: come irrorare e proteggere le colture

25 Giugno 2026

La botte da trattamento per colture è il macchinario con cui si distribuisce sulle colture la miscela di acqua e prodotto fitosanitario che le difende da funghi, insetti ed erbe infestanti. Questo nome generico comprende una serie di attrezzature diverse, e usarne una pensata per un altro tipo di coltura significa non solo sprecare prodotto, ma anche ottenere una copertura irregolare: un conto è irrorare cereali o ortaggi a pieno campo, un altro è raggiungere il fogliame fitto di un vigneto o di un frutteto.

Polverizzatore, atomizzatore e botte da diserbo: quali sono le differenze

Tutte queste macchine appartengono alla famiglia delle macchine irroratrici, ma lavorano in modi distinti.

Il polverizzatore, chiamato anche botte da diserbo, serve per le colture a pieno campo come cereali, mais, soia e ortaggi. È formato da una cisterna, una pompa a bassa pressione e una barra orizzontale dotata di ugelli. La pompa spinge la miscela, gli ugelli la distribuiscono in modo uniforme sul terreno e sulla vegetazione bassa, con una pressione di lavoro che di solito resta sotto i 20 bar.

L’atomizzatore è la macchina dei trattamenti su vite, frutta e olivo (disponibile, nel caso aree di medie dimensioni, nella versione “portata”). Qui entra in gioco un ventilatore: la soluzione esce dagli ugelli e un forte flusso d’aria la trasporta fino alle foglie, anche nelle parti più interne della chioma. Questo lo rende adatto alle colture alte e fitte, dove il prodotto deve raggiungere la vegetazione in altezza.

La differenza pratica sta tutta nel modo in cui la miscela arriva sulla pianta: con la sola pressione della pompa nel polverizzatore, con la spinta dell’aria nell’atomizzatore.

Come scegliere l’attrezzatura corretta

La scelta dell’attrezzatura dipende prima di tutto da com’è fatta la coltura, e solo in seconda battuta dalla superficie e dal trattore a disposizione.

Sui campi aperti, dove il prodotto deve raggiungere un bersaglio che sta sostanzialmente a terra, il polverizzatore a barra resta la macchina più efficiente, perché copre molta superficie in poco tempo grazie a larghezze di lavoro che partono dai 6 metri dei modelli più semplici e arrivano a oltre 20 metri nelle barre a ripiegamento idraulico: è con questa che si trattano mais, cereali, soia e ortaggi in pieno campo, ed è la stessa che, abbassata e con gli ugelli giusti, si usa per il diserbo del terreno prima della semina.

Su vigneto e frutteto il ragionamento cambia, perché la barra non riesce a portare il prodotto sul fogliame: qui entra in gioco l’atomizzatore, che spingendo la miscela nebulizzata con il flusso d’aria della ventola bagna in modo uniforme anche la parte interna della chioma dell’albero da frutto e l’intera parete della vite, foglie riparate comprese.

Quando l’agricoltore è indeciso tra le due soluzione, il criterio che suggeriamo in Fardin Macchine è di guardare quanto la coltura si sviluppa in altezza: più c’è una parete di vegetazione da attraversare, più il flusso d’aria dell’atomizzatore diventa necessario, mentre su una coltura bassa rischia perfino di essere controproducente. Ci capita spesso di vedere atomizzatori tenuti accesi su terreno nudo o su erba rasa, dove le gocce, senza foglie che le fermino, restano sospese e il vento le porta lontano dal bersaglio invece di farle depositare; in questi casi, e a maggior ragione vicino ad abitazioni, fossi o al campo confinante, conviene passare a ugelli antideriva e lavorare a pressioni più basse.

La superficie da trattare orienta invece la scelta tra versione portata e trainata. I polverizzatori e gli atomizzatori portati si agganciano ai tre punti del trattore e montano cisterne che vanno da poche centinaia fino a circa 1800 litri, il che li rende rapidi da attaccare, comodi tra i filari e sugli appezzamenti di media estensione; le versioni trainate, che viaggiano su un proprio carrello e arrivano a 3000 litri, hanno senso quando si lavorano superfici ampie e si vuole ridurre il numero di soste per il rifornimento. Sui vigneti stretti, sui terreni in collina o sui terrazzamenti, dove la stabilità conta più della capacità, si scende su atomizzatori compatti abbinati a microtrattori, con cisterne piccole dal peso più contenuto.

Proprio il peso è ciò che, alla fine, riporta ogni scelta al trattore disponibile: una cisterna da 3000 litri, una volta piena, sono tre tonnellate di solo liquido da spostare, e il mezzo deve reggerne i movimenti (ed eventuali sbalzi) senza perdere stabilità. Per questi motivi sia la cisterna e che la barra vanno dimensionate sul trattore che dovrà portarle, e non il contrario: l’errore che ci troviamo più spesso a correggere è quello di chi compra la macchina più capiente per fermarsi meno a rifornire, salvo accorgersi proprio a lavori iniziati che il trattore non la regge.

Botti per trattamenti, polverizzatori e diserbatrici

Il catalogo di Fardin Macchine copre entrambi i fronti con le marche Caffini e MM Spray.

Per il diserbo e i trattamenti a pieno campo, i polverizzatori portati Caffini sono la soluzione ideale in campo aperto e in serra, mentre le botti da diserbo GP di MM si adattano anche ai micro-trattori di piccola potenza.

Quando le superfici sono più ampie entrano in gioco i polverizzatori trainati Caffini; i polverizzatori a manica d’aria Caffini, invece, aggiungono alla barra un flusso d’aria che porta il prodotto più in profondità nella vegetazione e riduce la deriva.

Per vigneti, frutteti e oliveti la scelta è tra atomizzatori portati e trainati:

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